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read an interview with Carbó

Gesù che cammina sulle acque - veduta subacquea

by A.Antoniazza (*)

“ Il Cristo di Carbò si sintetizza subito in una coppia di piedi che camminano al di sopra delle acque.

L’”al di sopra”, però, non deve trarre in inganno perché il Cristo della tradizione pittorica, qui - in questa operazione - è stato letteralmente abbandonato e l’originalità del pennello, allora, diventa proprio questa dimenticanza, questo non voler prendere ad esempio le prospettive imposte dalla dottrina.


Siamo di fronte ad una visione subacquea di Gesù: da sotto, dal fondo del mare, il pittore punta dritto alle piante dei piedi, basamenti del grande miracolo cristiano.

È il Cristo della fantasia, del gioco, che si mescola all’elemento naturale per dimostrare all’uomo che quel miracolo non è solo una camminata impossibile su un immenso liquido bluastro ma è la natura stessa, creazione a cui l’uomo, anche il più ateo, accede come categoria dell’esistente.


Il Dio entrato nella storia, indossando i panni dell’uomo, ha un coraggio che gli altri non hanno, perché, oltre ai suoi miracoli, avvicina i bambini, li vuole a sé, considerandoli la compagnia primitiva del proprio viaggio terrestre.


E questa infanzia consacrata da Gesù, si evince nel mondo ludico, giocoso, innocente dei colori e dei pochi oggetti che circondano il Cristo. Perché c’è Cristo nel quadro – attenzione – non solo un paio di piedi che camminano sopra le acque.


L’operazione di Carbò non è di taglio: non prende in prestito il personaggio osannato dalla tradizione cattolica per dimenticarne il corpo, lasciando sulla tela solo un paio d’impronte.

Cristo c’è in tutto il suo personaggio.

E non solo si salva da una macabra decapitazione al contrario – che vede i piedi sostituirsi alla testa di fronte alla ghigliottina dell’arte - ma continua il suo cammino in un’acqua mossa da colorate forme oniriche.

Acqua che si macchia di bianco come segno d’innocenza, della tradizione storica e cristiana da un lato e tradizione a-storica e natura dall’altro (per intenderci quella che pervade l’essere a prescindere dal suo senso religioso).

Il dipinto, infatti, è accessibile a tutti: chiunque vi può entrare, anche senza fede, senza conoscenza teologica, senza pretese di Rivelazione.


E la grandezza dell’operazione sta proprio qui: nel fuggire ogni bigottismo da ben pensante di provincia, guardando al Cristo Super Star con gli occhi dell’uomo che ricorda l’infanzia e le sue memorie incontaminate.

Lo sfondo subacqueo diventa una camera da letto, in cui il pittore invita a tu per tu il Cristo del Nuovo Testamento, quello semplice, umile, che ancora non indossa il pesante vestito della Chiesa.


È una camera da letto dotata di pavimento e parete di fondo, che genera, nella sua costruzione, uno sfasamento dei piani geometrici: i piedi s’incastonano al centro trasformando il grosso pois giallastro in un punto di fuga immaginario, quello che ci serve per sognare – ma questo succede solo dentro di noi e la tela, allora, diventa veramente ponte del fantastico.”

ENGLISH TRANSLATION

Carbò is immediately summarized in a pair of feet walking above the water.

The "above", however, must not be misleading because the Christ of the pictorial tradition, here - in this operation - has been literally abandoned and the originality of the brush, then, becomes precisely this forgetfulness, this not wanting to take for example the perspectives imposed by the doctrine.

We are faced with an underwater vision of Jesus: from below, from the bottom of the sea, the painter points straight to the soles of the feet, the bases of the great Christian miracle. to demonstrate to man that that miracle is not only an impossible walk on an immense bluish liquid but is nature itself, a creation to which man, even the most atheist, accesses as a category of the existing.

The God who entered history, wearing the clothes of man, has a courage that others do not have, because, in addition to his miracles, he brings children closer, he wants them close to himself, considering them the primitive company of his earthly journey. And this childhood consecrated by Jesus is evident in the playful, playful, innocent world of colors and the few objects that surround Christ.

Because there is Christ in the picture - be careful - not just a couple of feet walking over the water. Carbò's operation is not cutting: he does not borrow the character acclaimed by the Catholic tradition to forget his body, leaving only a couple of footprints on the canvas. Christ is present in the whole character of him. And not only does he save himself from a macabre beheading on the contrary - which sees the feet replace the head in front of the guillotine of art - but he continues his journey in a water moved by colorful dreamlike shapes.

He water that stains white as a sign of innocence, of historical and Christian tradition on the one hand and a-historical tradition and nature on the other (to be clear, the one that pervades being regardless of its religious sense).

The painting, in fact, is accessible to everyone: anyone can enter it, even without faith, without theological knowledge, without claims of Revelation. And the greatness of the operation lies right here: in escaping any bigotry from a well-thinking provincial, looking at the Christ Super Star with the eyes of the man who remembers his childhood and uncontaminated memories of him.

The underwater background becomes a bedroom, in which the painter invites the Christ of the New Testament face to face, the simple, humble one, who is not yet wearing the heavy dress of the Church. It is a bedroom with a floor and a back wall, which generates, in its construction, a displacement of the geometric planes: the feet are set in the center, transforming the large yellowish polka dot into an imaginary vanishing point, what we need to dreaming - but this only happens within us and the canvas, then, truly becomes a bridge to the fantastic. "

Fiori di m’arangio (The bride dress)

Critica by A.Antoniazza (*)


“ L'arrivo di una sposa in chiesa è sempre evento gradito -soprattutto se questa sposa non è attesa da nessuno, se non da se stessa- che gioiosamente ricorda solo sesso e niente amore... lunghi piacevoli momenti di un rapporto che l'hanno portata alla ricerca di un corpo che credeva di aver perso dopo anni di insopportabile castità e false pruderie da ben pensante di provincia.


La Sposa di Carbò è il grande manifesto dell'amore usa e getta capace solo di procurare immensi piaceri.

Allora meglio la solitudine e l'amore egoistico per se stessi piuttosto che la tristezza di un amore che in realtà non è tale.


Questa tela dai tratti fortemente erotici, quasi pornografici, evoca l'orgasmo non della prima notte -la notte in cui la sposa perde la verginità- ma la notte del giorno qualsiasi, del dopo discoteca, quasi inutile da ricordare, in cui vivere il momento, lì, subito, adesso, per poi riprendere un'altra strada, sempre fatta di fiori, coloratissimi, diabolici, piccoli segni evidenti di una felicità veloce ma capace di incidere sulla memoria.


E il velo, lunghissimo, come un interminabile spruzzo che con elegante perversione invade l'altra metà della tela è il maschio che se ne va, che non ti sposa, perchè sei una delle tante a cui non importa niente, che vive sulle strade della New York che non ha tempo per nessuno se non per la solitudine in cui sistematicamente lascia cadere i suoi personaggi.


Così l'anima della sposa mai sposata di Carbò, scopata e dimenticata, posseduta e lasciata nel sogno di un amore eterno, ripercorre le strade di queste grandi metropoli, fatte di sesso fai da te, di CHATtaroli instancabili a caccia di avventure che si danno una fine ancora prima di iniziare, il tutto in nome del libertinaggio che è tornato di moda a tessere gli scheletri degli istinti urbani.

ENGLISH TRANSLATION

The arrival of a bride in church is always a welcome event - especially if this bride is not expected by anyone but herself - that joyfully remembers only sex and no love ... long pleasant moments of a relationship that have her brought in search of a body that she believed she had lost after years of unbearable chastity and false prudery as a well-thinking provincial person.

The Carbò Bride is the great manifesto of love that is disposable, capable only of procuring immense pleasures. Then better the loneliness and selfish love for oneself rather than the sadness of a love that in reality is not such.

This canvas with strongly erotic, almost pornographic features, evokes the orgasm not of the first night - the night in which the bride loses her virginity - but the night of any day, after the disco, almost useless to remember, in which to live the moment , there, immediately, now, to then resume another path, always made of flowers, colorful, diabolical, small evident signs of a quick happiness but capable of affecting memory.

And the veil, very long, like an endless spray that with elegant perversion invades the other half of the canvas is the male who goes away, who does not marry you, because you are one of the many who don't care, who lives on the streets of New York that has no time for anyone except for the solitude in which it systematically drops its characters.

Thus the soul of Carbò's never married bride, fucked and forgotten, possessed and left in the dream of an eternal love, retraces the streets of these great metropolises, made of DIY sex, of indefatigable CHATtaroli in search of adventures. an end even before starting, all in the name of libertinage that is back in fashion to weave the skeletons of urban instincts.


(*) Andrea Antoniazza si forma come critico d’arte presso la cattedra di Robertomaria Siena, professore presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma.


E' ideatore e promotore della biennale artistica dal titolo “La giovanissima pittura romana – Sogni, astrazioni correnti”, organizzatore di notevoli iniziative tra cui il “Festival di poesia e pittura” tenutosi presso il Castello di Fiano Romano.

Partecipa attivamente a mostre di pittura contemporanea e cura la sezione critica di diversi cataloghi d’arte, tra cui “Il dialogo del possibile - Critica d’arte alle nature morte e ai paesaggi di Bruno Pasqualucci” e la critica alla collezione “Necrostar” di Stefano Di Nottia esposta presso la galleria romana “Mondrian”.

Nell’ottobre 2006 fonda con alcuni amici, tra cui Mario Balzano, l’ ”Antoniazza Art&Poetry”, con l’obiettivo di sponsorizzare la critica d’arte contemporanea e gli spettacoli di poesia novecentesca presso strutture pubbliche e private.